”Formaggi vegani” non vi temo.

Spesso quando qualcuno dice la parola “vegano”, è normale aspettarsi facce indignate e nozioni di gastronomia e nutrizione da chiunque sia il malcapitato intorno a noi, ma se il mito della alimentazione incompleta può essere facilmente sfatabile da chiunque abbia un accesso internet e un minimo di voglia di informarsi sull’ argomento, la gente si preoccupa della “inevitabile” mancanza per le papille gustative -Ma la carne è buonissima! Io non sopravviverei mai senza– oppure –Ma quindi tu mangi solo insalata e verdure, ti neghi i piaceri della vita-.

E quando provi a spiegare tutte le alternative alla carne e ai suoi derivati, i loro sospetti sembrano sempre fondati –Ah, quindi voi vegani mangiate cose chimiche, così non vi manca il gusto di prima, io però preferisco l’ originale che è sicuramente più sano e più buono-.

Tutto ciò come se quello che mangia un adulto onnivoro medio non sia mai entrato in un laboratorio e non abbia mai visto esaltatori di sapidità e coloranti. Mah.

Ma il punto è un altro, non è che un hamburger di verdure sia solo un vano tentativo di copiare le gustosissime controparti animali, o che ricopiare la forma di un nuggets sia una colpa attribuibile alla mancanza di originalità. Ma più ancora del tofu, del seitan e della fake-meat, la categoria che crea più scetticismo è quella dei dei formaggi vegani.

Per qualcuno rappresentano solo l’ ennesimo tentativo di distruggere la nostra italianità e tradizione, altri li definiscono semplicemente “ autentiche oscenità”.

E quando sento questi commenti non posso che pensare: “Perché non hai assaggiato quelli giusti”. 

Partiamo dal presupposto che i formaggi vegani non andrebbero neanche chiamati formaggi, sono un prodotto a parte, che andrebbe considerato non come un sostituto di qualcos’altro, ma come un prodotto fine a se stesso. Ma questo vale per tutto ciò che mangiamo. 

Resta il fatto che di solito ci si avvicina a questi prodotti solo quando si tolgono dalla dieta le controparti animali, e questo, sia da parte del vegano, che va alla ricerca del gusto che più assomiglia a quello che ha tolto, che da parte dell’ onnivoro, che se ne priva per puri pregiudizi, è un errore grandissimo.

I formaggi che si trovano negli scaffali dei supermercati, però, fanno leva sulla somiglianza dei due per attrarre i consumatori e incuriosirli.

Questo secondo me è un errore, perché nel momento in cui paragoni due oggetti uno risulterà migliore, e, ovviamente, essendoci scritta sulla confezione la parola “formaggio”, il contendente vegetale è di gran lunga lontano dall’ aver il gusto di latte che il cliente si aspetta, facendolo passare come un prodotto di minore qualità.

Se il vostro non è un problema di gusto ma di genuinità, non avete tutti i torti, soprattutto se l’olio di cocco è secondo ingrediente riportato sulla confezione che avete tra le mani, preceduto soltanto dall’ acqua. 

Aaah, la magia del marketing! Basta la scritta “biologico” sul packaging ed ecco che vengono venduti prodotti di media qualità e dalle scarse caratteristiche nutrizionali a costo imbarazzantemente alto. 

È meglio, però, non fare di tutta l’erba un fascio, per tutti gli alimenti pre confezionati che troviamo al supermercato esiste un’alternativa di qualità: le piccole imprese, o ancora meglio, l’autoproduzione.

I formaggi vegani, quelli buoni, sono fatti con frutta secca, ceci, tofu e semi, e hanno le più svariate consistenze.

In base agli ingredienti e al tempo che abbiamo a disposizione possiamo creare formaggi spalmabili, a pasta molle o dura.

E Grazie alle muffe possiamo creare addirittura degli erborinati dal gusto deciso e perfetti per essere gustati in compagnia.

Questo è un settore ancora da esplorare, e il limite è la fantasia( il che è strano, visto che al giorno d’oggi sembra essere stato inventato già tutto).

Il gusto dei prodotti cambia molto in base agli ingredienti di base, alle erbe e spezie, e al tipo di “stagionatura” , ecco perché sperimentare, in questo caso, è d’obbligo.

Anche se esistono molti libri e blog al riguardo, questo settore riguarda ancora una piccola nicchia di persone, e sicuramente lo scetticismo verso qualsiasi prodotto vegetale non aiuta, ma con l’ avanzare degli anni si sta aprendo uno spazio sempre più grande per questi nuovi prodotti, un po’ spinti dalle mode, un po’ dall’ ondata ambientalista che sta mettendo in discussione il modo di mangiare e vivere che abbiamo sempre avuto.

Mettere in discussione le nostre abitudini non è sempre un male, perchè porta alla creazione di alimenti innovativi, studiati apposta per avere il minore impatto sull’ ambiente e sulla salute.

Solo con la collaborazione di tradizione e innovazione riusciremo a mettere tutti d’accordo.

E poi, magari, finita la moda del poké al salmone, inizierà quella dei “non-formaggi” e voi, con un velo di saccenza e aria vissuta, potrete ripetere al rompiballe di turno che continua a ripetere che “sono una porcata” che, semplicemente- non ha provato quelli giusti.

Vi lascio anche qualche video per capire il lavoro e la passione che c’è dietro a questi ptodotti.

In questo video potete vedere la lavorazione di un finto-Roquefort: https://www.youtube.com/watch?v=cxMAl_LiSUU

Quì abbiamo un finto-Camambert: https://www.youtube.com/watch?v=MuYFdf7l51Y&t=565s

Quì invece un formaggio spalmabile: https://www.youtube.com/watch?v=0yk9pCtE5Dk

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