The Fashion Revolution Week

Nella vita è difficile parlare di sostenibilità a 360 gradi, perché ognuno, in base alle proprie esigenze economiche, al tempo che ha a disposizione e alle preferenze personali fa delle scelte diverse. Ci sono alcune scelte che sono fuori dalle nostre disponibilità, ma fortunatamente, moltissime altre sono alla portata di tutti.

Uno stile di vita minimal sicuramente eviterà acquisti inutili, una dieta prevalentemente vegetale porta molti vantaggi sotto molti aspetti, e se fatta con criterio alleggerisce il portafoglio.

Queste però sono scelte che per alcuni possono risultare “radicali” nonostante niente ci impedisca di avvicinarci pian piano a queste scelte e fermarci a metà strada.

Un campo in cui invece tutti possiamo fare qualcosa è quello della moda.

Ogni anno durante la settimana intorno al 24 aprile, avviene la Fashion Revolution Week, se avete già visto il documentario “the true cost” o letto il mio articolo sul Fast Fashion sapete perché questa data è così importante: il 24 aprile è l’anniversario del collasso di Rana Plaza, un edificio in Bangladesh che ospitava diverse fabbriche e circa 5000 operai che lavoravano per molti dei brand più popolari del mondo.

Quello del Rana Plaza è stato il quarto disastro industriale più grande della storia, con 1100 morti e 2500 feriti, tra cui soprattutto giovani donne.

Durante questa ricorrenza “Fashion Revolution”, ONP e movimento globale, promuove una serie di azioni collettive per mettere in luce quattro temi principali che riguardano l’industria del fast fashion e mirano a creare consapevolezza tra i consumatori.

frase moda sostenibile citazione

I problemi del Fast Fashion secondo Fashion Revolution:

The Consumpion, ovvero” il consumo”

Anche se in teoria i vestiti sono fatti per venire indossati e durare nel tempo, si è diffusa sempre di più la cultura di utilizzare i capi come oggetti usa-e-getta. La vita di un prodotto dura sempre di meno, e questo fa sì che le aziende producano capi di bassa qualità ed economici ad una velocità sempre maggiore, perché la richiesta per questo tipo di prodotto continua a crescere.

Ormai produciamo troppi vestiti, con materiali insostenibili, che alla fine finiscono inceneriti o vanno a occupare le discariche inquinando l’ atmosfera. Per combattere il cambiamento climatico dobbiamo ripensare il nostro sistema produttivo, e il mondo del fashion è tra i primi a dover subire una rivoluzione.

The Composition, ovvero “la composizione”

Basta leggere le etichette dei nostri vestiti per accorgerci che il poliestere è il materiale che più fa parte della composizione dei nostri abiti. Vestirsi di plastica ha un impatto negativo per il pianeta, perché ogni volta che laviamo in lavatrice uno di questi tessuti sintetici derivati dal petrolio, le fibre che finiscono nello scarico della nostra lavatrice, anche dette microplastiche, vanno a inquinare i mari e gli organismi che ci abitano. Dobbiamo smetterla di utilizzare risorse non rinnovabili e inquinanti che hanno un alto impatto ambientale.

The Conditions, ovvero “le condizioni”

Le condizioni di chi? dei lavoratori, ovviamente.

La maggior parte della produzione dei vestiti avviene in paesi poveri dove gli operai ricoprono il ruolo degli schiavi, e sono costretti, per pochi euro al mese, a lavorare in condizioni di sicurezza precaria, con orari di lavoro pesanti e spesso con la possibilità di sviluppare tumori o malattie per colpa dei prodotti chimici utilizzati nelle fabbriche senza dispositivi di sicurezza.

Quando comprate da un grosso marchio, c’è una alta possibilità che il prodotto appena acquistato sia stato fatto da una donna o un bambino che vivono in estrema povertà, senza qualcuno che noti la loro mancanza se subiscono incidenti mortali nelle fabbriche e senza la possibilità di ribellarsi.

L’ unico modo per aiutare queste persone è chiedere trasparenza dalle aziende e condannare questi comportamenti.

Collettive Action, ovvero “azione collettiva”

Da soli possiamo scegliere di informarci e boicottare le aziende che non rispettano i diritti dei lavoratori e promuovono uno stile di vita sbagliato, basato sul consumismo e sull’insostenibilità ambientale.

Per portare avanti un cambiamento del sistema è però necessario unire le forze e alzare la voce insieme, per avere la possibilità di raggiungere quante più persone possibili e aumentare la possibilità di cambiare davvero qualcosa.

rana plaza citazione

Come possiamo renderci utili?

Prima di tutto è importante adottare noi stessi una nuova filosofia più etica riguardante la moda e cercando di acquistare prodotti sostenibili.

Durante questa settimana di protesta possiamo agire in molti modi, Fashion Revolution stessa promuove diversi tipi di azioni, tutte che prevedono l’ utilizzo dei social, il che è perfetto per noi che non possiamo uscire di casa.

1. La prima idea è quella dell’ HAULTERNATIVE, un haul in cui invece di mostrare al mondo ciò che abbiamo appena comprato mostra i nostri vestiti più cari, acquistati di seconda mano o che abbiamo da sempre.

2. La seconda idea è molto particolare, si tratta di scrivere una LOVE STORY ad un capo che ci sta a cuore, che sia un maglione, un vestito o in nuovo paio di scarpe.

I vestiti sono espressione, ci fanno stare bene con noi stesse e fanno parte della nostra cultura: è normale sviluppare per loro affetto e a volte vero amore.

Che sia quello che ci è stato ereditato dalla nonna, quello che usiamo in casa o nelle occasioni speciali, è il momento di fare una dichiarazione scritta al nostro capo preferito.

Questa semplice Azione serve a trasmettere l’ idea che i vestiti rappresentino una parte di noi, e non si riducano a mera estetica e tendenza.

3-4. Per mettere luce sulle tematiche della composition e delle conditions, Fashion Revolution ha portato avanti una campagna in cui si chiede alle aziende, tramite dei cartelli “WHO MADE MY CLOTHES? ” e “ WHAT’S IN MY CLOTHES?”.

who made my clothes

Con questo slogan si chiede a coloro che producono i nostri vestiti di essere più trasparenti e di informare noi clienti sulle condizioni degli operai che creano migliaia di pezzi al mese per un conpenso ridicolo con materiali di bassa qualità.

Questa iniziativa è aperta non solo ai consumatori, per chi lavora nel campo della moda esistono anche dei cartelli di risposta per mostrare come dietro ad un cartellino del prezzo ci sta una persona che mette impegno nel suo lavoro.

Per più informazioni ci consiglio di consultare la pagina di @fash_rev e @fash_rev_italia e il il loro sito dove troverete informazioni e infografiche sull’industria della moda, consigli per creare un guardaroba sostenibile e le azioni per partecipare insieme a questa settimana di protesta.

E voi? Volete partecipare alla Fashion Revolution Week?

citazione greta thumberg

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