Quando il minimalismo fa più male che bene

Oggi sono in vena di #UnpopularOpinion e mi lancio in una dichiarazione che i più attenti daranno per scontata, mentre molti contesteranno, eppure leggendo fino in fondo questo articolo spero di farvi capire la mia posizione.

Il minimalismo è sicuramente uno stile di vita che può portare a inquinare di meno nel lungo termine, che può alleggerire la vita e focalizzare le energie di chi lo pratica sulle cose non materiali. Ma c’ è un periodo di transizione da una vita normale a una vita minimal che rende vane tutte le premesse green di questa pratica.

Un azione in particolare mi da i nervi: parlo del Decluttering.

Il Decluttering è l’ azione di liberarsi delle cose che reputiamo non essenziali al fine di raggiungere il nostro ideale di leggerezza e benessere.

Per quello che ho capito il minimalismo è diviso in due fasi, la parte in cui si butta tutto quello che non ci è necessario e la parte in cui evitiamo nuovi acquisti impulsivi e viviamo con quello che abbiamo e ci fa stare bene.

Sicuramente la premessa del minimalismo è ottima: togliere dalla nostra vita le distrazioni e quello che non ci serve, per poterla riempire di momenti e attività che ci rendono più felici.

Staccarsi da un comportamento consumistico sicuramente non è un male, ma decidere di cambiare la nostra vita da un giorno all’altro, solo perché abbiamo visto un film o letto un libro ispirazionale che ci ha cambiato la percezione delle nostre priorità non è giusto nei confronti del pianeta, e in alcuni casi fa più male che continuare con il nostro vecchio stile di vita.

Le decisioni prese di pancia e applicate in fretta e furia non lasciano spazio a quei particolari che rendono la nostra scelta “giusta” e sostenibile.

Un alternativa c’ è: prima di buttare anni e anni di accumuli di vestiti, libri, documenti e oggetti vari dobbiamo pensare a come smaltirli in modo da non far finire tutto in discarica. Questo renderà la transizione più lenta, ma non c’è motivo per non incominciare a prendersi cura di noi stesse partendo da un gesto di amore e rispetto nei confronti degli oggetti che già possediamo.

Abbiamo una responsabilità nei confronti dei nostri acquisti, anche se alcuni di essi per noi non sono altro che ciarpame.

Le opzioni sono tante e sicuramente il processo non sarà veloce ma così avremo la sicurezza di iniziare un percorso in modo consapevole, e lavare via, oltre che le distrazioni, anche la nostra coscienza ecologica.

I libri che non vogliamo tenere possono venir donati alle scuole o alla biblioteca della vostra città, così potranno essere amati all’ infinito, invece che venir bruciati o riciclati, usando risorse preziose.

Vestiti, Scarpe e gioielli possono essere donati , regalati ad amici e familiari, venduti su facebook o depop, o per rendere più veloce l’ operazione potete fare una bancarella in cui regalate/svendete il tutto nella via dove abitate. E’ sempre meglio che far finire tutto in un cassonetto a marcire.

Piuttosto che buttare tutto nei cesti di Humana e della Caritas fate uno sforzo per rendere omaggio a quei capi che hanno preso per anni polvere negli armadi trovandogli una nuova famiglia personalmente.

Ai mercatini e negozi dell’ usato andranno gli oggetti a cui non sapete trovare una sistemazione.

Così facendo in men che non si dica avrete eliminato da casa vostra gran parte di ciò che volevamo, e avremo fatto un gesto molto significativo, dando l’ esempio a chi ci sta intorno.

Ora potremo decidere, quando compreremo qualcosa, di valutare anche il suo impatto ambientale e diventare non solo minimalisti, ma anche persone con la consapevolezza che ogni prodotto necessita di molti sforzi per sparire e venir riciclato, e questo sforzo è in parte una nostra responsabilità.

I produttori possono decidere di cambiare il sistema, e così i governi devono richiedere nuove tecnologie in grado di aiutare il cambiamento, ma il potere più grande lo abbiamo noi consumatori, il potere di investire e votare il mondo che vorremmo con il nostro denaro.

Decidere di comprare di meno è sicuramente un gesto molto potente, con un forte impatto sulla nostra vita, ma bisogna, quando necessario, anche chiedersi, oltre al “ne ho davvero bisogno?” se esiste un opzione più sostenibile in commercio.

Un sistema non è mai perfetto ma possiamo, informandoci e affidandoci alla nostra sensibilità, quale strada scegliere, se quella più corta o quella più impegnativa.

Io non ho dubbi che molti preferiranno non faticare, ma qualcuno disposto a mettersi in gioco ci sarà sempre, ed è per questo che ho voluto condividere quì questo mio pensiero… Sperando che il messaggio arrivi e chi è disposto ad accoglierlo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...