La Grande Cecità, di Amitav Ghosh

Quando compro un altro libro sul clima, sull’alimentazione o sullo stile di vita Zero-Waste, ho sempre paura di andare a fare un acquisto inutile, o perché può dirmi qualcosa che già so o perché poco pratico. La Grande Cecità è però un libro fondamentale per chi, come me, è appassionato di Antropocene e Cambiamento Climatico e vuole capirci qualcosa, e lo dimostra il fatto che sia anche uno dei libri più consigliato dal FFF e da altre organizzazioni che fanno divulgazione scientifica.

recensione la grande cecità

Una particolarità di questo saggio è che discute in modo professionale alcuni punti che non avevo ancora trovato in altri scritti, e l’ho trovato una valida integrazione alle conoscenze che già possedevo.

Devo essere sincera, finirlo è stato abbastanza impegnativo, ma altrettanto interessante e pieno di spunti di riflessione.

Il libro tocca diversi argomenti, alcuni che siamo abituati a considerare quando parliamo di questi argomenti, altri meno, Ghosh scrive di storia, letteratura, combustibili fossili, politica e anche del potere delle organizzazioni religiose in questa crisi.

Questi argomenti così vari sono però integrati alla perfezione in una precisa descrizione della nostra società e del futuro che ci aspetta.

Non voglio rovinarvi il piacere di questa lettura ma mi piacerebbe farvi capire la portata di queste pagine, quindi ora cercherò brevemente di farvi vivere un po’ delle considerazioni che vengono portate a galla e che mi hanno colpito.

Molto particolare è il primo capitolo, intitolato “Storie” dove l’ autore ripercorre la letteratura e il ruolo/dovere che hanno e hanno avuto gli artisti di rappresentare la crisi climatica, spiegando il modo in cui il pensiero borghese ha pian piano cambiato la concezione delle persone riguardante la natura e la sua distruttività, creando una società cieca(per l’ appunto) davanti agli eventi del mondo.


Viene spiegato come natura, con l’ avanzare della tecnologia, ha avuto un ruolo sempre più marginale nei romanzi, questo perché l’ uomo ha pian piano raggiunto la consapevolezza, seppur falsa, di poterla controllare tramite lo studio della scienza, di poterla conoscere fino in fondo e predire i suoi progressi.

Vi siete mai chiesti perchè costruiamo case vicino all’ acqua dove i nostri antenati hanno sempre avuto paura?

Perchè abbiamo scelto di pensare che gli eventi catastrofici siano improbabili.

Durante il Colonialismo la vicinanza all’ acqua simboleggiava sicurezza e potere, e ancora adesso possiamo dire che un attico vista oceano rappresenta uno status di ricchezza.

Eppure le coste sono la parte più vulnerabile delle nostre città, soggette non solo all’ innalzamento dei mari, ma anche a cicloni, onde anomale e uragani.


Abbiamo scelto una routine fatta di certezze, di cose razionali, abbiamo smesso di parlare di miracoli e avventure perchè non fanno più parte della nostra quotidianità.

Ma anche adesso che c’è una crescente consapevolezza dei limiti della nostra società, siamo incapaci di preparaci per gli eventi insoliti che ci aspettano negli anni a venire.Ci siamo forse abituati alla nostra regolarità al punto di non vedere alternative?

Ma nulla è remoto, nell’ era del surriscaldamento globale; non c’è luogo in cui le consuete aspettative della vita borghese non siano messe in discussione.

Questa visione antropocentrica che ci mette in primo piano rispetto a tutti gli elementi che ci circondano può essere superata con la realizzazione dell’ esistenza di una società “non esclusivamente umana” capace di pensare e volere, con il riconoscimento di un sistema più grande di cui tutti facciamo parte e il bisogno di cambiare.

Finché la rivoluzione necessaria al cambiamento sarà portata aventi da individui, invece che dalla collettività, saranno in pochi ad avere la capacità di adattarsi al cambiamento climatico.

Potente come inizio, no?

Queste poche righe rappresentano una minima parte dell’ analisi portata avanti da Ghosh in tutto il primo capitolo, naturalmente, ma credo che ne colgano l’ essenza.

Che dire follettini e follettine…

Questa non è proprio una recensione, è difficile fare un analisi di un saggio scientifico non essendo io del settore, quel poco che posso dirvi è che seppur io non abbia molte conoscenze di base sono riuscita a recepire gran parte, almeno credo, delle informazioni racchiuse nel libro e che la lettura, anche se in certe parti è più lenta e criptica, in altre è molto scorrevole e piena di passaggi interessanti.:

Ciò di cui abbiamo bisogno è invece trovare una via d’uscita dall’immaginario individuale da cui siamo intrappolati. Quando le generazioni future si volgeranno a guardare la Grande Cecità, certo biasimeranno i leader e i politici della nostra epoca per la loro incapacità di affrontare la crisi climatica. Ma potrebbe giudicare altrettanto colpevoli gli artisti e gli scrittori, perché dopotutto non spetta ai politici e ai burocrati immaginare altre possibilità.

Amitav Ghosh, La grande Cecità

Con questa bellissima citazione vi ringrazio per essere arrivati fino a questo punto, Se ti interessano altri articoli di questo tipo prova a leggere anche

A chi importa se mangio gli animali? (Articolo ispirato dal saggio “Se niente Importa”, di J.S. Foer

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